martedì 13 gennaio 2015

Charlie è Brown e Chaplin

Sì veh! Che io lo voglia o no ho pensato per primi a loro. A un fumetto e a un genio della recitazione. E non ho la minima intenzione di giudicare o commentare il loro operato nei loro campi.
Che come tante cose non mi appartengono, e se anche ogni tanto di recente leggo gli Sturmtruppen o vado una volta di più al cinema o mi blocco davanti alla tv che trasmette un bel film, non sono certo in grado di dire è fatto bene o fatto male o.
Posso solo dire che mi piace o meno, che non capisco (??) o meno, che è difficile (per me!!) o meno. Ma non sono certo in grado di giudicare.
Perché, a sentire bene a destra e a manca, e a leggere quasi solo esclusivamente qui dentro dritto di fronte a me, ci sono tante persone che hanno giudicato.
Ma passo oltre, e mi limito a raccontare per quel che so e che posso, la mia idea.
Nell’immediato avevo pensato a Brown e Chaplin ma mi domandavo quasi vano, visto che non avevo ancora raccolta la notizia dai media, cosa mai certi miei contatti avessero a che vedere o fare con Charlie. E quale dei due?
Ecco che sono bastati un suggerimento ed alcuni clic posti nei punti giusti, ed è bastato abbassare il volume delle casse togliere il cd ed accendere la radio, che la notizia, la brutta notizia era arrivata anche a me.
Lì per lì mi sono pure chiesto come mai quei contatti scrivessero “io sono” e mi rispondevo senza rispondermi realmente che “io non sono” e che in realtà “io sono io”. E mi basta e avanza. Coi pregi e coi difetti.
Però l’accaduto ha del grave. Molto grave. E non solo nel senso di pesantezza.
Quindi, da me, nel mio piccolo, ho inteso a modo mio che cosa volesse dire “io sono” e cosa volesse dire impugnare una matita.
Matita fragile, lo si dice pure ai bimbi, che credono sia indistruttibile e invece no, che quel giorno era stata spezzata da un moto come minimo di prepotenza.
Quindi ho espresso, per quel che potevo, la mia opinione nel mezzo media che da qualche tempo mi accompagna un po’:

                        “Perché ho l’impressione che troppi stiano già parlando troppo?
                        Perplesso rimango in silenzio.”

 


Niente di che. Solo un’idea, tutta mia, che non ci stavo mica capendo molto.
Solo una roba era certa: quella libertà di opinione, peraltro discutibile, e di espressione, veniva lesa.
E a me che qui esprimo quello che penso e quello che sono, o credo di essere, è venuto a mancare qualcosa.
Ho immaginato se io scrivessi una qualsiasi opinione, mia, che andasse contro il pensiero di persone a me sconosciute personalmente, e se queste la prendessero male e non venissero da me a chiedere spiegazioni, o non andassero dalle autorità a chiedere di essere tutelati, come la metterei la questione?, dove rifugerei le mie parole che in qualche modo potrebbero aver leso loro?, come mi comporterei davanti ad “azioni” che non condivido?
Ecco. Questo, credo, mi è passato per la testa quella notte.

I giorni successivi sono stati colmi e stracolmi di commenti e opinioni. E credo di capirle tutte. Credo. Nel senso che credo abbiano ragione quelli che sono convinti che inneggiare “io sono” sia corretto, e credo che abbiano ragione anche quelli che non hanno voluto iscriversi al “io sono”.
Libertà di opinione prima di tutto.
Ma alla fine si deve andare oltre.
E’ stato un attentato. Violento. Che gli attentatori siano di su o di giù non importa.
E’ una violenza. E la violenza non va mai bene.
Lascio a chi è capace e o del mestiere capire indagare del perché e del per come sia accaduto ciò.
E sono certo sia molto limitativo tutto quello che è stato ipotizzato nei media in questi giorni.
Che le ragioni ben radicate sono altrove.
Che sono dove sono le motivazioni di tutte le guerre di questo mondo.

E sono là!, dove non c’è mediazione ma c’è arroganza, e arrivismo, dove non c’è dialogo ma solo voci gridate, e braccia (?) tese ad offendere.

La grande manifestazione del popolo è stata commovente.
Sin dal primo giorno, nonostante il concreto pericolo immediato, il popolo, le persone “normali”, le ho viste scendere per strada a chiedere di non offendere più, e a mostrare con la propria faccia la solidarietà personale alle vittime.
S’è fatto gruppo. Molto gruppo. E questa è cosa buona. Ma anche no.
Ed ho pure visto chi ha il potere (!!!??!!!), eccolo qui, dichiarare robe, commentare sdegnato, scendere in strada. Insieme, un sacco di potere tutto insieme.
MA sono per poche centinaia di metri. SOLO!
Perché quei ragazzi con le matite in mano ormai spezzate di metri ne hanno percorsi ben di più.
No, no. Troppi pochi quei metri. Mi dispiace non condivido.
Però, in effetti, s’è fatto gruppo. Molto gruppo. E questa è cosa buona. Ma anche no.

L’emozione di quelle immagini viste in tv, col vento a spazzare via le tensioni dei giorni passati, è stata invadente, positivamente invadente.

Ora, però, da buon cagacazzo quale sono, mi sorgono altre domande:
-       Tutte quelle persone, di potere o meno, avranno il coraggio singolarmente di impugnare davvero la propria matita?
-       Tutte quelle persone, di potere o meno, che si sono dichiarate “io sono”, si comporteranno vere per davvero?
-       Tutte quelle persone, di potere o meno, che hanno gridato all’ingiustizia, e sdegnate alla violenza, lo faranno anche ogni giorno a venire nel loro piccolo personale?
-       Il genitore educherà alla tolleranza, tutta la tolleranza, i propri figli?
-       L’educatore insegnerà ai giovani di ascoltare prima di pretendere parola?
E poi un’eco, così, giusto per ricordare che delle robe le avevano già dette, e le avevano già pensate, che per certi versi è sempre la solita storia…

Io non lo so chi c'ha ragione e chi no, se è una questione di etnia, di economia, oppure solo pazzia: difficile saperlo.
Quello che so è che non è fantasia e che nessuno c'ha ragione, e così sia, e pochi mesi ad un giro di boa per voi così moderno…
C'era una volta la mia vita, c'era una volta la mia casa, c'era una volta e voglio che sia ancora.
E voglio il nome di chi si impegna a fare i conti con la propria vergogna. Dormite pure voi che avete ancora sogni, sogni, sogni…
…
…
C'era una volta un aeroplano, un militare americano c'era una volta il gioco di un bambino.
E voglio i nomi di chi ha mentito di chi ha parlato di una guerra giusta, io non le lancio più le vostre sante bombe, bombe, bombe, bombe, BOMBE!
…
Io dico sì, dico si può sapere convivere, è dura già lo so, ma per questo il compromesso è la strada del mio crescere.
E dico sì al dialogo perché la pace è l'unica vittoria l'unico gesto in ogni senso che dà un peso al nostro vivere, vivere, vivere.
Io dico sì, dico si può, cercare pace è l'unica vittoria, l'unico gesto in ogni senso che darà forza al nostro vivere.
…da Il mio nome è mai più, LigaJovaPelù, 1999

Sul retro della confezione veniva scritto: “A pochi mesi dal "giro" di millennio la nostra cosiddetta società "civile"conta al proprio interno 51 guerre in corso. Allo stesso tempo essere contro la guerra
(qualsiasi guerra) sembra voler dire assumere una posizione politica. Be' vogliamo essere liberi di sentirci oltre qualsiasi posizione del genere affermando che, per noi, non ci sarà mai un motivo valido per nessuna guerra”. Luciano, Piero, Lorenzo.



E nessuno parla più dell’attentato al mercato di quei giorni, almeno così sembra…


martedì 9 dicembre 2014

Tiziano scrive d’amore, in modo semplice

In prima pagina chi mi ha regalato questo libro (cavolo che bella parola libro, con una b sola…) ha scritto che il titolo la dice lunga e si domanda se ci si potesse trovare qualche nuovo suggerimento in mezzo a queste pagine.
Ma soprattutto ha scritto duemiladocici…
Se ne deduce che è stata lunga due anni l’attesa non so proprio perché per questa lettura.
Avvenuta quasi d’un fiato, giacché in effetti il titolo la dice lunga, ma soprattutto il diario, perché di questo si tratta, di Tiziano è leggibilissimo. Al suo interno si trova un mondo di riflessioni, di pro e contro, di alti e di bassi, e di come dice uno bravo un bel po’ di andate e ritorni violenti.
Si legge bene, vivendo quasi in prima persona l’anno solare raccontato in questi appunti quasi giornalieri. E visto il “vero” mestiere di Tiziano, si capisce, o almeno si intuisce, quanto sia complessa la produzione che gli compete.
Le idee le appunta sul quaderno, al volo, su bigliettini, e sente l’urgenza di lavorarci su, di sviluppare e sviscerare. E un po’ mi sono rivisto.
Soprattutto questo diario porta in evidenza l’apertura delle braccia di Tiziano, che si mostra per quello che è con sempre meno filtri o pregiudizi o archetipi che lui stesso di mette addosso, e con quelle braccia stringe e stringe a se tutti gli amici.
Eccoli. Gli amici!
E’ quanto io ho scritto in prima pagina, dopo qualche “mese” di racconto.
Perché è quello che ho sentito.
Perché credo che in questo periodo non sia un caso.

A pagina 96 sottolineo bene Perché anche la cicatrice più vistosa sarà sempre meno brutta di una possibilità mancata, che è legato a qualche riga precedente dove scrive Qualcosa a cui abbandonarsi almeno per un po’ nell’illusione del “per sempre”. Mentre a pagina 99 E’ come se ultimamente mi affannassi a preservare l’equilibrio delle cose, perché mi piace la mia vita e vorrei fotografarla per vederla rimanere sempre così. Poi a pagina 103 scrive di me con …disintossicarmi delle ultime remore da pigro e che deve rimettersi in marcia.

L’amore è una cosa semplice, Tiziano Ferro, ed. Kowalski



Poi, in effetti, la dedica Tiziano in terza pagina è del tutto eloquente:
“Dedicato a chi ha il coraggio di cambiare vita
e a chi ha la forza di non cambiarla”


Ineccepibile.

I Pinguini fanno squadra, e la fanno bene

Ero certo che sarei andato a stare bene, e non è affatto servito il suo loro invito.
Ero IO che volevo andare. E sono andato. Ma non da solo.
Le risate le ho cominciate al solo pensiero, mentre cominciava l’intro della Dreamworks, dove sono apparsi loro quattro nella loro sagoma riconoscibilissima.
E non mi sono affatto trattenuto. Come sempre.
Già all’inizio, però, il mio riso si è condito di riflessioni, a volte amare.
E subito ho inteso che il film, trattante le avventure avventurose e improbabili di Pinguini tipici del Madagascar (?!!??!!... eh?, intesi??, Madaga-che??... Madagascar!!!), non era solo una mescolanza organizzata di battute e significative strategie tipiche dei vecchi Professional.
Bensì tra i dialoghi, cioè tra le righe se ci si immaginasse un libro, erano celati significati più profondi, molto, che mossi dall’adrenalina del sorriso arrivano dritti dove devono arrivare.
E fanno centro!
L’amicizia, tanto rara quanto il suo valore.
L’accettazione dell’essere particolare, non diverso in quanto ognuno è fatto a modo proprio.
Tra loro, sempre i Pinguini, c’è il coordinatore (o capo), che è quello che prende sempre l’iniziativa, c’è il casinista, che è sempre pronto col suo disordine a trovarti la soluzione più strana ma sempre efficace, c’è il sapientone, che sa sempre tutto e sempre ti risponde in modo preciso e tempestivo, e poi c’è il coccoloso, appunto, pieno di bontà sempre pronto per una buona parola un po’ troppo credulone e sensibile a puntino.
Tutto il film, tra i sorrisi sguaiati degli spettatori, e i colpi di scena, con le imprese dei nostri, è servito per dirci e ricordarci che l’amicizia non ha eguali e va coltivata e mantenuta sempre, che è delicata e fragile per quanto incrollabile e forte, che non si deve dimenticare mai una buona parola foss’anche solo un ciao come stai.
E che in fondo chi si sente escluso dal gruppo potrebbe non esserlo per davvero, potrebbe semplicemente avere il suo ruolo lì, in quel posto in quel momento.
Oppure avere scelto di starne fuori.

Giacché a tutto c’è un perché.

Anche aver assistito a questo film in questi giorni ha il suo.
E non è un caso.

Mi è piaciuto.

Da rivedere, ovviamente.

martedì 14 ottobre 2014

Porno e Romantica si può fare

I tempi scorrono lontani, quasi lontanissimi.
Non ricordo nemmeno dove si siano posizionati esattamente.
Tant’è che ho avuto proprio voglia di regalare in giro e non per caso un libro ascoltato per caso alla radio, credo.
E’ e lo sento, lo sentivo, talmente particolare anche se mai letto che mi ci metto d’impegno per introdurre la lettura con una sorta di dedica iniziale, come fosse un invito, a leggere, e a non allarmarsi, non preoccuparsi.
Una di queste era, ed è, per sdrammatizzare qualcosa di importante che alleggerito grave più non è, inconsuete parole…, e credo rispecchino abbastanza quanto meno il mio punto di vista.
Con tutta la timidezza che occorre, e che ho nonostante si dica in giro a volte il contrario, credo che il sesso, l’amore, il porno, i pensieri ad essi legati, le emozioni suscitate, non siano altro che una parte della nostra personalità, del nostro modo di vivere, di percepire la vita, il susseguirsi dei momenti, e delle stagioni, come si osserva il respiro, e come si raccoglie uno sguardo.
Ora, successivamente, dopo la lettura, finalmente, non posso che confermare la mia idea, arricchita dalle nozioni sapientemente descritte da Carolina.
La immagino mentre fa le prove, mentre verifica su se stessa l’esperienza.
E credo abbia fatto centro.
Abbia ben bene colpito il bersaglio. Che è mobile, che nessuno è uguale a un altro, che ogni persona le vive da sé e per sé le cose dell’amore.
Come sempre ho letto con la matita in mano. Non essendo mio ma solo in prestito ho evitato di lasciare le mie impronte in quelle righe, e mi sono solo permesso, col permesso appunto, di orecchiare gli angoli delle pagine che colpivano ben il centro.
Sono troppe.
Non ci salterei fuori per bene.
Devo limitarmi.
La prima mi era arrivata addosso che ho dovuto sospendere e cercare di capirci qualcosa, è a pag. 46, ed avevo sviluppato questo. In effetti, cito: Il cinico autentico è il più genuino dei romantici, perché la soglia oltre la quale qualcosa è romantico per un cinico è solo molto più alta e difficile da oltrepassare che per chiunque altro. Ecco. Ma continua …in amore siamo tutti un po’ stupidi, nel senso che siamo sopraffatti dallo stupore continuo per una magia che non sappiamo spiegare né capire, ma che indiscutibilmente ci scuote anima e corpo, quando viene spiegato che stupore e stupido hanno la stessa radice etimologica.
E allora capisci bene che quello che stai leggendo non è una gretta trasposizione del volgare porno ma una più sofisticata esposizione del romantico porno.
Capisci presto che fare bene l’amore, o all’amore, o scopare, o trombare, o come uno vuole chiamare quello che è, non è roba da poco e che, soprattutto, nessuno ti vieta di farlo, nessuno può vietarti di godere dell’amore, tuo e di chi è con te.
O qualcosa del genere.
Tanto che è a pag. 49 che …fatto sta che una bella pomiciata fine a sé stessa è una delle cose più incantevoli che possano accadere tra due persone, perché senza che l’animale dentro di noi si scateni si possono gustare le sottili vibrazioni del contatto minimo, della carezza sulla bocca, del respiro, delle labbra e soprattutto della lingua, …, si sofferma, permettendo un sussurro senza parole che non ha eguali. Ecco.
Non è solo attaccarsi come sanguisughe o bottoni o cerotti o tetris, ce ben altro in giro.
Non tarda a venire un’altra grande verità, negata dai più, forse timidi, forse inetti, forse non lo so e chissenefrega peggio per loro, è a pag. 63 dove …praticare sesso orale non è un atto di sottomissione, il riceverlo semmai è una dolce resa, perché l’unico modo di godere il sesso orale con qualcuno è capitolare di fronte al desiderio totale di perdersi in presenza della lucidità dell’altro. Mica pugnette, appunto, e questa è solo una battuta. In quella verità c’è molto di quanto a sentire in giro manca in molte case, in molti letti, in molte auto e in molti non lo so.
Uno, altro, una, altra, trattasi sempre di reciprocità. Di fiducia. Di abbandono.
Trattando di esseri umani, quindi di gente che se la racconta per bene, neanche ci fosse sempre lo specchio, viene obbligato il discorso sulla infedeltà, o tradimento che sia. Riporto volentieri le cinque regole che vengono enunciate, che nella loro semplicità dicono molto e tutto: 1) non è ammessa premeditazione; 2) non scaricare tutto sulle spalle dell’altro; 3) omertà; 4) negare fino alla morte; 5) mezza verità. Ora, a leggerle così appaiono fin troppo semplicistiche come accennato, tant’è che in effetti a rifletterci bene, ognuno con la propria esperienza potrebbe vederci delle piccole verità o dei piccoli spiragli, dipende dal punto di vista. Tanto che in conclusione Devo ricordarmi di prevenire che accada, e l’unico modo è non aver paura di accorgermi che una storia, per quanto meravigliosa sia stata, è ormai finita, e avere il coraggio di chiuderla con rispetto per me stessa e per l’altro. Ecco. Un altro grande insegnamento, a pag. 84, non negare la verità, o quanto meno non mentirsi nemmeno allo specchio, che altrimenti si fa casino e si fanno danni, a noi stessi e agli altri, a quelli che vogliamo bene e a quelli che vogliamo male.
Come i cinici di sopra, la verità.
Cito, pag. 110, mi piace sentire che l’altro non deve dimostrarmi niente, questo in merito alle prestazioni, alle dimensioni, la il ragionamento e questo mi piace si possono estendere ovunque, in ogni campo, in ogni pensiero, in ogni emozione: non è lui o lei, o quello che ha lui o quello che ha lei, o quello che non hanno, o quello che sanno fare, o quello che ignorano, è solo quello che c’è tra i due, o tre, o, che conta, la sintonia, il viversi, non l’esserci e basta.
A pag. 113 scrive di sé e della sua famiglia, quasi, e non è un caso che oggi io scriva e senta questo visto che anche la mia la sto vivendo e vedendo sotto altri aspetti sconosciuti, Se esiste qualcuno che per voi è un mito, per il quale la stima sconfina pericolosamente nell’ideale, basta metterlo di fronte ai suoi parenti più stretti per osservarne l’irrimediabile umanità.
Colpiscono pericolosamente e mito e ideale, giacché per me il mito e l’idea che questo crea sono molto molto molto molto molto pericolosi.
Se cadono si rompono in mille pezzi e non si riaggiusta più nulla.
Leggendo della masturbazione raccolgo quanto già avevo da me, non è peccato, ci si conosce, e nulla è squallido se fatto nei modi e tempi opportuni. Nemmeno eventuali aiuti, per lei o per lui non importa, non sono da ritenersi offensivi o sporchi o. Dipende tutto da noi, i tempi, i luoghi, i modi. Condivido che cercarsi in un momento poco propizio, tipo con troppi pensieri o pensando al partner che non c’è o chissà quali diavolerie la mente produce, potrebbe rivoltarsi contro, che l’energia apparentemente positiva di un successo potrebbe girarsi e andarsene con quei pensieri pesanti e lasciarti lì solo infreddolito e per nulla appagato.
Di lì a poco, pag. 150, si leggono parole in merito all’educazione che lo Stato dovrebbe infondere, che se neanche i nostri genitori hanno saputo insegnarci che quando si ama qualcuno si desidera che sia felice di per sé e si desidera esserlo a nostra volta per conto nostro, così da avere qualcosa di bello da scambiarci… mi sembra una affermazione che va al di là di tanti muri, di tante ipocrisie, che dovrebbe essere letta e ascoltata da tanti, ma tanti tanti.
Mentre mi accorgo che il segna libro è ancora dentro e non in prima pagina ma in fondo quando ne mancano ancora una manciata alla fine mi sorge il sospetto di non averlo poi finito del tutto questo libro.
Che forse non lo voglio finire. Chissà.
L’ultima orecchia è di pag. 163 e mi piace riportarla pari pari, così come la si legge, a conclusione del più ampio discorso che è riassunto nel titolo: Insomma gente, ad aspettare che le cose accadano da sole ci si ritrova a prenderla nel culo (e chiaramente senza desiderarlo) pure da se stessi. La Porno Rivoluzione è invece un’importante occasione per liberare una volta per tutte la sessualità dalla nicchia dell’inconfessabile, perché in questo nostro mondo parlare di pornografia, di fellatio o di orgasmo simultaneo equivalga a discutere della ricetta del tiramisù… Un sistema molto comune per imparare a rendere la cosa il più squisita possibile.
Una chicca.
Beh in effetti avevo mancato il test finale… ops…
E che test!! Ora che l’ho fatto, ora che l’ho compiuto, ora che l’ho letto.
E’ incasinato e pieno di sfaccettature come il sesso, l’amore, il romantico, il porno, come si può leggere in queste pagine.
Ma sincerità per sincerità non mi nascondo in questo groviglio e mi espongo aprendo una buona finestra sulla piazza, per chi riesce a vedere dentro: se ho fatto bene i conti, e di errori nelle somme li avevo compiuti, il mio numero finale è 563. Se ne deduce, a pag. 176, che so che il romanticismo è al principio del liberalismo, strutturato come il corpo maschile, tendente a stringere il corpo femminile in un abbraccio tra corpi perdutamente elettorali (da Mill), e che so che non si può parlare di quello che è impossibile ripetere… Lamenti, cantilene e poesie sì, non più quel corpo a corpo (da Sexton); e qui, a questa conclusione chi ci capisce è bravo davvero. Io nel mio piccolo, nella mia ancora ampia ignoranza, posso pensare a me, ascoltarmi, sentirmi, e affermare che romanticismo e liberalismo mi piace vederli vicini, che stringere il corpo femminile in un abbraccio è qualcosa di grandioso, che non capisco cosa centri elettorali al che mi domando cosa voglia dire esattamente la parola elettorale (e indagherò nel vocabolario), che non ho la minima idea che non si possa parlare dell’irripetibile ma anche che il vero è il contrario se penso a tutte le sensazioni che provo durante ogni attimo che respiro, e che non capisco quel corpo a corpo ma se immagino due corpi nell’atto dell’amore o del sesso o come uno lo vuole chiamare il vero è il contrario perché almeno dentro, nei tuoi ricordi, ti ricordi tutto, e ogni nuova volta si rinnova quel ricordo.

Carolina Cutolo, Pornoromantica, Fazi Editore



Mi è piaciuto, e per quanto ne so lo leggerò ancora, e lo distribuirò ancora, o quanto meno lo consiglierò.
Giusto per leggere un punto di visto differente dal solito, una roba fuori dal gruppo, tipo una mosca candida che vola serena in mezzo al nero della massa.


Per concludere riporto anche la conclusione ultima che fa riflettere, fino in fondo, fino all’ultimo attimo:
(Questo test è un racconto, ma vale anche il contrario, come per molti racconti)
Eh beh allora ditelo…

Soddisfatto.
Non credevo che ne avrei scritto in questo modo.
Mi piace.


Bene. Si gira pagina. Ancora. E si va oltre. Arricchito.





Costellazioni, la famiglia, gli appunti

Ne sono rimasto colpito. Positivamente. O quanto meno non negativamente.
Poi va beh, il mio eterno ripensare mi fa riflettere sempre molto anche quando non sembra, anche quando ormai i tempi sembrerebbero superati, io mi metto lì, che ne so sotto la doccia, o mentre cucino qualcosa, quando vivo un momento intenso, e via le immagini i ricordi le sensazioni e tutto quello che gira intorno mi appaiono chiari in mente, canticchio una canzone che mi porta da una parte, vedo un raggio di sole che mi sposta da un’altra, ammiro la voce alla radio che racconta robe buone, vedo persone sconosciute raccontare di me e di chi mi è accanto.
Allora, vorrei spiegare, ma anche no, che alle prime descrizioni rimanevo un po’ così, sul chi va là, pur cercando di immaginarmi il raccontato.
Poi, viste le mie necessità, e comunque quella fiducia riposta, mi sono avvicinato da solo. Ho raccontato di me, mi è stato spiegato quello che avrei potuto vedere osservare vivere, come si incastrano le coscienze delle persone e come la tua famiglia, che tu voglia o no, ha a che fare con te.
E alla fine ho visto me che nonostante il mio poco equilibrio alla ricerca di quell’ordine di cui anelo la presenza, punto lo sguardo dove lo sguardo lo punta il babbo, e non va bene, giacchè ognuno ha la propria strada e le proprie spalle sulle quali appoggiare tutto.
Mi è piaciuto; o quanto meno non mi è non piaciuto.
E’ una roba nuova. Mi muovo ancora in punta di piedi. Titubo, ma nemmeno troppo. I miei dubbi, cagati come sempre a modo mio, sono sempre lì ben presenti.
Non sapevo se ne sarei stato pronto. Ma l’ho fatto. Ci sono andato. Mi sono messo a disposizione.
E ho visto coi miei occhi.
E ho sentito con me addosso.
E ho emozionato quello che mio non è.
E ho raccolto da ogni angolo. Da ogni persona.
Le rappresentazioni sono da vivere, quanto meno osservare, cosicché tu lo voglia o no, avrai assistito a qualcosa che nemmeno immaginavi.
Avevo proprio voglia di vedere da che parte puntava, e forse perché, quel miracolo così particolare.
E l’ho chiesto, quando ho sentito che davvero era il mio turno.
E l’ho ottenuto.
E ho visto la mia famiglia.
E ho visto gli intrecci che ci portiamo addosso.
Io, in disparte sul circolo, serenamente ho assistito alla rappresentazione della mia famiglia, con tutto quello che è stato. E che sarà.
E’ stato come una recita senza copione, senza che gli attori fossero attori ma solamente il ricettore di quello che serviva, e così si sono comportati, e ho raccolto i perché di robe vissute e che sto vivendo.
Almeno credo.
E’ stato come assistere alla recita più vera che c’è.

E mi è piaciuto; o quanto meno non mi è non piaciuto.
E ho preso appunti. Prima e dopo.
Col mio blocco a raccogliere le prime parole che arrivavano alla mente, che si sa che poi si perdono e come i sogni poi si scordano.
Alla fine è stato che mi sono appuntato felicità, entusiasmo, rinvigorimento.
Non so perché, ma in quel momento erano quelle parole che sentivo addosso.
E io quando sento una roba addosso non posso ignorarla, la devo prendere e capire cos’è.
La felicità credo per quello che è stata tutta la giornata, con quello che ho visto, quello a cui ho assistito, quello che ho sentito, quello che ho rappresentato. Tutte emozioni positive, anche se in giro c’erano dolore, rabbia, ansie, decisioni, dubbi, malumori, traumi, e.
L’entusiasmo credo per come l’ho vissuta, coi miei tempi, coi miei coinvolgimenti, con i sorrisi, e le smorfie, e le parole, e.
Il rinvigorimento per come ho vissuto in prima persona quello che è stato rappresentato nella mia famiglia, con quegli episodi che io credo di avere inteso e interpretato correttamente, con quegli sguardi che sembravano veri, che poi è scesa una lacrima, che poi sono stati più sorrisi, che poi è stato l’abbraccio a braccia aperte, quello a raccogliere tutto quello che c’è.

E le parole del bigliettino finale dicevano:
Il profumo precede il gusto.
Viaggio difficoltoso.
Sincroniche casualità.
Difficile muoversi, viaggiare.
Salute debole.

E non è un caso...


Poi, ora, dopo pochi giorni, ci penso, qualcosa mi è rimasto, mi rigira e pian piano salterà fuori.
Che sono fatto così.
Che sono io e non un altro.
Che sono chi sono.
Da scoprire sempre più.




(ma quanto mi piace pigiare questi tasti???)
(ah, per certi versi… sto tornando!!!)