lunedì 11 marzo 2013

Una Gioia (dei Modà)

Certo lo so, lo so che l’ho già scritto, il CASO non esiste.
E ribadisco, ci credo anche e forse soprattutto perché l’ho sentito dire per prima da una tartaruga saggia, anche se in realtà non so quale sia l’origine effettiva di questo dato di fatto.
Tant’è.
Ieri mi sono capitate parole sguardi emozioni sensazioni, e non ero solo, come da vent’anni a questa parte.
Oggi mi è capitata questa addosso, arrivata da altra fonte altri luoghi altri termini.
Tant’è.
Allora vorrei solo far sapere quanto sia importante per le persone che le vogliono bene, che deve riconoscersi ancora quella forza che porta dentro, che comunque oltre c’è sempre il sole, che il buio non esiste senza luce, che dopo c’è sempre qualcosa di migliore, che dobbiamo pensare sempre al meglio che deve ancora venire.
E quando arriverà noi dobbiamo esserci, in ogni caso.
E mi domando che non sia già qui quel meglio per il quale tanto bramiamo.
Ecco, dunque, per come l’ho sentita io, quanto di oggi posso offrire a ieri…

Sognare di volare e avere sempre il bisogno di nuove sensazioni per cancellare un ricordo…
E non esiste un cielo senza stelle se resto ad occhi chiusi ed oltre, oltre le nuvole guardo
Eppure è Gioia se penso che son vivo anche in mezzo al casino
Eppure è Gioia se penso che da ieri io sono ancora in piedi
Pensare di star male e non avere rispetto verso chi sta peggio, verso chi invece è già morto
Eppure è Gioia se penso che son vivo anche in mezzo al casino
Eppure è Gioia se penso che da ieri io sono ancora in piedi
Distendersi su un prato e respirare la luce, confondersi in un fiore e ritrovarsi a sentire l'odore dell'estate, la fatica delle salite per apprezzarle meglio quando saranno discese…
Eppure è Gioia se penso che son vivo anche in mezzo al casino
Eppure è Gioia se penso che da ieri io sono ancora in piedi

Un abbraccio forte, pieno di gioia, come da più di vent’anni a questa parte. E’ per te!

martedì 5 marzo 2013

Margherita mi ha raccontato le stelle (e non solo)



“tutto comincia dalle STELLE” è il libro pubblicato da Sperling&Kupfer scritto a quattro mani da Margherita Huck e Gianluca Ranzini.
Ho terminato la lettura proprio oggi.
Lo avevo comprato come ipotetico regalo per una ragazza di tredici anni, giusto perché in seconda di copertina era specificato quanto appariva già in copertina, cioè che è un libro dai contenuti importanti e forsanche difficili scritti per ragazzi, ma non solo per loro.
Poi, le occasioni, le evenienze della vita, non so, hanno fatto si che rimanesse sullo scaffale della libreria per quasi due anni.
L’idea del regalo era stata soddisfatta da altro, sempre in ambito lettura libro adolescenza.
Allora, durante una malattia autunnale mi ero proprio detto vediamo un po’ cosa ci capisco io delle stelle e controlliamo se la Margherita è davvero quella gran persona che credo che sia. Nota bene, non che la conosca di persona, l’ho solo sentita parlare in alcune interviste di svariati argomenti e tutte le volte ne rimanevo incantato, dalla loquacità dalla disponibilità dall’accetto e dalle mani.
Dunque, mi ero introdotto nella navicella spaziale che tanto viene menzionata, giacché è la cooprotagonista della voce narrante, e mi sono fatto trasportare fino a qui.
Ho capito poco dello spazio, delle stelle, delle galassie, degli ammassi, della materia, delle robe fisiche metafisiche cosmiche astrologiche astronautiche astrali e basta, ma ho inteso un intenso senso filosofico a tutto quello che sta sopra la nostra testa.
A parte i dati tecnici fisici e chimici, quindi, mi rimane che lassù c’è una roba affascinante ai massimi. C’è il tutto e c’è il niente. La luce, le forze, l’energia, sono sempre bilanciate da altro, che a volte non conosciamo ancora ma che siamo capaci di teorizzare.
Avevo cominciato la lettura di gran passo, con passione, poi però man mano che le cose si facevano più complicate mi stavo arenando in qualcosa di simile all’insofferenza, ma con pazienza sono arrivato, proprio oggi, agli ultimi capitoli dove si traggono le conclusioni che tanto mi sanno di filosofico e che tanto mi prenderebbero. A volte nei ragionamenti che andavo leggendo ne anticipavo le battute, più o meno.

Quindi, la Margherita l’è una ganza, non c’è che dire, tanto di cappello e di molto altro.

Ora, però, basta letture. (forse)
Mi dedico ad altro, di mio…

lunedì 4 marzo 2013

Basta poco per vivere meglio


La musica di sottofondo (se non ho raccolto male delle informazioni trattasi di  “Maybe it’s for this reason”) è proprio di quelle che mi piacciono, con il piano a fare il ritmo cadenzando i tempi e i respiri.
Bella davvero. Per poi, dopo un’attesa, far entrare un’emozione, una reazione, forte.
Se poi ci si mettono pure delle parole giuste…

Ciao…
Arriva un momento in cui ci sentiamo la vita in mano, non perché si è arrivati ma perché si vuole ripartire…
Iniziare qualcosa vuol dire dare, dare energia, cogliere mille possibilità…
E non ci sono scelte giuste o sbagliate, c’è solo vivere ogni momento, perché ogni giorno può essere un nuovo inizio…
Oggi è il giorno in cui condividere
Oggi è il giorno in cui rischiare, emozionarsi, sperimentare…
Oggi è il giorno in cui scoprire che per vivere meglio basta poco!

Ikea, buono a sapersi. 

Elogio a Luciana Littizzetto


L’ho sempre ascoltata volentieri.
In passato ho pure letto qualcosa, più o meno tratto dai monologhi più o meno brevi.
Devo essere sincero: mi piace.
Ha quel non so che di attraente, checché ne dicano le super vamp modelle o quelli che in una donna cercano chissà cosa e chissà perché.
Lei, come dire, la trovo come un concentrato di energia, sensibile nell’animo e forte nella parola, consapevole nel ragionamento e capace di termini coloriti per sottolineare una contraddizione comune.
Della serie quando bisogna dirlo lo si deve dire senza nascondersi dietro un incoerente non si dovrebbe.
Certo spesso è oltre, fuori dalle righe, ma a mio parere mai senza rispetto, ma rimanendo nei limiti, i suoi.

Bene, ieri sera, domenica sera come sempre negli ultimi anni, aspettavo i suoi apostrofi, le sue frecciate, per ridere con sarcasmo di robe importanti.
Poi ha raggelato gli astanti.
Ha proprio detto una roba tipo si certo da me una cosa così seria non ve l’aspettate, o qualcosa del genere.
Ma io, che la sento, a volte un poco più in là, mi sono immaginato veramente robe serie.
Allora mi sono fermato ed ho ascoltato in silenzio, immobile, nel tentativo di tenere sotto controllo il nodo che stava nascendo dal basso.

Ha ragione, il dolore va ben rispettato. Punto.

Grazie Luciana. Continua così.

sabato 2 marzo 2013

Caro Amico ti scrivo (il saluto di Lorenzo a Lucio Dalla)

Ormai è passato un anno.
Cavolo se passa il tempo! Non si ferma proprio mai.

Io c'ero.
Cavolo se c'ero. Il caso, che non esiste come dice sempre una tartaruga saggia, mia ha fatto vivere quell'avvenimento.
E ne è valsa la pena.
E' stata emozione pura, forte, fortissima.
Forse credo pure di avere un poco pianto, tra i miei occhi socchiusi e le guance accaldate e un po' più giù ad annodare il collo, ma ero contento, felice di quel momento.
Tutto il palazzo dello sport addobbato a concerto ha cantato a squarciagola, davvero tutto, e non so se quello che sto scrivendo renderà immaginabile quel che è stata la realtà, mollando gli ormeggi e arrivando a note incredibili, sentendosi addosso sulla pelle tutto quello che c'era da sentire.
Io ho avuto questa impressione, e sono certo anche gli altri che erano a testimoniare tanta bella roba, certo chi più chi meno, ognuno a modo proprio.
L'emozione era palpabile nell'aria dorata che copriva gli spalti e il parterre e il palco.
Poi, con la commozione carica per bene, le mani a battere il tempo sono partite da sole, tutte assieme, le mie come quelle degli altri, di tutti, e credo che tanti siano stati felici di salutare in quel modo tanta poesia e tanta fantasia.
Ora, te che stai leggendo questo mio ricordo, cerca in rete questo brano e mettiti comodo, con le luci soffuse del caso, e poi accendi il sonoro al volume che serve.
Ascolta. Senti l'emozione.
Poi, se vuoi, mi farai sapere.
Io, nel cantare e nel battere le mani, ho rivisto un sacco di foto della mia vita, c'erano un sacco di persone a me care.

Era a Casalecchio. Era il 4 marzo 2012. Punto.

Ciao Lucio.