venerdì 9 maggio 2014

Chiara dice che, Per dieci minuti alla volta, c'è tempo per vivere

Qualche anno fa la radio mi permise di ascoltarne la voce durante i suoi dibattiti con la pancia col cuore e la testa col cervello.
Innamorato. Molto.
Almeno della voce.
Poi pian piano anche un po’ del resto. E che resto.
Purtroppo però, come tante volte, le questioni belle durano poco, gli impegni non mi permisero di seguirla ascoltarla scrutarla come avrei voluto.
Poi, l’occasione fa l’uomo ladro, le sue parole nelle luci degli altri furono donate a una persona che non fu condotta a buone opinioni.
Io rimasi sulle mie, in attesa che il caso, o altro giacché questo non esiste, mi portasse di nuovo dalle sue parti.
Oggi posso essere contento di avere letto qualcosa di Chiara.
La mia opinione di lei non può che essere migliorata, ancor più.

In ogni giorno del mese raccontato c’è almeno una frase da sottolineare perché vera perché sulla pelle.
In ogni giorno del mese ci sono sospiri, di riflessione o di allegria.
In ogni giorno ci sono quelle occasioni che passano davanti a noi ignari e distratti dalle cose della nostra vita.
In ogni giorno del mese raccontato c’è quel po’ di sana follia che permette di prendere la vita sul serio ma non troppo.
Sono rimasto ammaliato dal racconto di questo mese vissuto appieno e svoltato dai dieci minuti.
Senza parole.
Anzi con tante mi sa troppe parole. Tante da faticare a metterle in ordine. E allora tanto vale lasciarle andare e arrivare come vogliono loro.
Ci sono episodi anche solo di qualche riga che sono potenti come schiaffi a svegliarti, o spintoni a gettarti di sotto. Ma ci sono anche episodi o piccole virgole che ti fanno rialzare lo sguardo verso avanti e ti tengono la schiena dritta.
Giusto per citarne uno, malamente e vagamente, l’episodio del confronto con la madre è da strappare il cuore e risistemarlo solo dopo, dopo, molto dopo, con le cuciture i cerotti, e antibiotici e riabilitazione.

La mia opinione?, viene raccontato ed esposto come un gioco, ed è narrativamente parlando corretto, ma nella realtà dei lettori (?) non è un gioco vivere appieno tutti i dieci di cui si dispone, è vivere al meglio, niente di più, con lo sguardo aperto, oltre, con le braccia a raccogliere tutto quello che c’è.

Presto lo rileggerò, con la matita in mano come mi piace fare, e sono certo che farò mie ancora di più le parole di Chiara, sia la protagonista che l’autrice.

Per dieci minuti, di Chiara Gamberale, ed. Feltrinelli




Ne avevo sentito parlare bene, e letto in rete alcuni commenti positivi.
Io curioso non ho lasciato andare l’occasione.

Si vede che oggi era il tempo per i miei dieci minuti.
E mi sono serviti. E mi serviranno.

Grazie Chiara. Davvero.
Alla prossima. Spero.


giovedì 8 maggio 2014

Noi non ci lasceremo mai, di Federica Lisi Bovolenta

Prima di tutto vorrei permettermi di rubare, tra virgolette, parole e un modo di dire non mio, ma rispettosamente userò così: la Lisi l’è nà ganza! E vuole essere un complimento. Molto. E forte.
E’ ganza perché ha due palle così, e anche questo checchesenedica E’ un complimento.

Poi torno un attimo in me e segnalo che tutto era cominciato il 31 marzo scorso, per me, e in questo modo:


Infine, ma non per ultimo, c’è la lettura.
Sì perché alla fine i libri vanno letti.
Inutile farseli consigliare, guardarne le copertine, leggerne le terze o le quarte, comprarli anche per lasciarli sullo scaffale a invecchiare, i libri vanno letti. Punto.
Io l’ho letto. Piano piano a modo mio. E ogni tanto ho avuto la necessità di lasciarlo lì, a decantare.
Giusto per respirare un po’.
Io, che qui sono solo un lettore.
Io, che in quella notte in riviera e nelle marche mi sono ritrovato catapultato.
Io, che quelle arie pesanti le ho come respirate.
Io, che ho avuto proprio l’impressione di esser lì in quei momenti.
Io, che mi sono ritrovato sudato di sport.
Io, che ho avuto le palpitazioni timide dell’amore.
Io, che nell’amore per sempre ci avevo creduto.
Io, che gli sguardi mi piacciono per davvero.
Io, che con un abbraccio si racconta un sacco di roba.
Io, che non è facile per niente dopo.
Io, che nel mio piccolo, molto, molto, molto, molto, molto piccolo, mi ci sono ritrovato.
Io, che ci sono loro da crescere al meglio. E loro non hanno bisogno, adesso, del mio dolore.
Io, che non glielo voglio mica nascondere quel dolore, che sono pronto alla spiegazione.

L’ho letto tutto addosso. Per la mia parte l’ho sentito mio.
Ma non è mio. E’ suo. E’ della Lisi. Anzi, è loro.
E ora capisco cosa vuol dire per lei, per loro, andare in giro a parlarne.
Perché non è un caso nulla. C’è sempre un perché.
E un motivo ci sarà.

Quello che è raccontato un queste pagine è vita.
Non siano delusi quelli che cercano ansie e parti oscure.
Certo, mica tutto è rose e fiori, ci sono anche gli ostacoli da affrontare e non solo superare.
Ma tutto è per guardare al meglio, per cercare il sorriso anche nelle pagine più tristi, perché c’è sempre e comunque un domani, che il passato è passato e non lo puoi cambiare mica.
La sincerità con la quale è esposta la vita in queste pagine è emblematica.
Si sente la vulnerabilità della vita scritta così, ma è vera perciò sincera.

Federica si firma Bovolenta, e fa bene. Ed è per sempre.



Grazie Fede, o grazie Lisi, se si può.

Ciao Federica Lisi Bovolenta, ribadisco spero di rivederti presto.

E di salutarti.

domenica 4 maggio 2014

Un sogno una realtà, minima

Giornata intensa di emozioni addosso.
Un pulpito anche se pulpito non è.
Un sogno che per quella sua piccola parte ha preso realtà.
Un’idea, un microfono, la gente che ascolta.
Parole, del sogno, reale.
Un passo, piccolo, il primo, che se sogno diventa reale non rimane bugia.
Un momento, come prima volta, che possa stimolare quel sogno ancora lì.
Giornata intensa e ora stanca.
Roba da dormirci su, riposare, sognare, e appena possibile vivere reale.

Orio Litta non rimarrà lontana, spero.


domenica 13 aprile 2014

Ambarabacciccicoccò è del lontano settantotto

Trentacinque anni fa e poco più c’era un tizio che bazzicava tra Modena e Bologna che aveva un sacco di roba da dire.
E aveva cominciato anche con questa.
E mi sembra proprio tanto attuale.
Per i tempi che scorrono oggi, perché oggi non corrono ma scorrono proprio e sempre più velocemente, certe robe sono esattamente puntuali.
Proprio ieri un miracolo voleva ascoltare Jenny e nell’accontentarlo mi sono giunte ancora queste parole, allora mi sono fermato un attimo a riflettere e a sentire meglio.
E come allora mi sono detto che Vasco aveva robe buone da dire.
E lo faceva bene a modo suo.
E ogni la pensi come vuole, di lui, e di quello che leggerà.
Io, nel mentre, evidenzio cosa mi sento addosso, oggi come allora.

E mentre tu continui ad invecchiare coi giovani di oggi che non riesci più a capire, che se ne fregano persino del tuo impegno sindacale, e cantano “Dio salvi la regina, fascista e borghese”
E mentre tu continui ad invecchiare tua figlia sta con quell'idiota che non può vedere, lei dice che sei prevenuto e che non vuoi capire, e forse avrà ragione lei… chi l'ho potrà mai dire?
Ma intanto tu continui ad invecchiare sempre convinto che gli anni migliori debbano ancora venire, e che le leggi sopra il concordato si possono abrogare, e intanto Marta è andata ad iscrivere la bambina dalle Orsoline
E mentre tu continui ad invecchiare lentamente, il mondo gira sempre più veloce e non si può fermare, sei tu che devi accelerare amico lui non ti può aspettare, e questo purtroppo signori è uno dei piccoli difetti dell'industrializzazione
E intanto tu continui ad invecchiare cordialmente, sì cordialmente, con la pacca sulle spalle del tuo bravo direttore che la pensa come te sopra i problemi di politica generale, c'è solo un piccolo accento diverso per quello che riguarda la gravità del problema della disoccupazione: suo figlio ha un impiego statale e il tuo non trova da lavorare
Ma tu continua pure ad invecchiare convinto, sì convinto, convinto che il partito è l'unica soluzione, ma che rivoluzione e rivoluzione è ormai banale quella, la lotta oggi va condotta col partito all'interno delle strutture
Perché il partito ti può aiutare, perché il partito ti può garantire
Perché il partito è una conquista sociale, perché il partito è un'istituzione
Ma che rivoluzione e rivoluzione, riforme ci vogliono, riforme sanitarie, agrarie, tributarie, fiscale, sociale
Ambarabaciccicoccò tre civette sul comò che facevano l'amore con la gatta del dottore, tre partiti sul comò
che facevano l'amore con l'abc del professore
(scemo, scemo, scemo…)



Ecco che dopo tanti anni riascoltare certi ritmi e certe parole ti suscitano le stesse emozioni le stesse idee di allora.
Anche se a quei tempi avevi poco più di un’età ed oggi per certi versi ti senti vestito dei vestiti raccontati di quelle persone che invecchiano senza rendersene conto, male e lamentandosi.


Mentre te speri sempre di invecchiare solo fuori e mai dentro.


martedì 8 aprile 2014

Luca canta Luciano

La prima volta l’ascolto ti rapisce la fantasia.
E’ inutile negarlo. Si sente da dove viene.
Al secondo hai la netta certezza che sia precisa.
E’ certamente una canzone rock.
C’è una musica a introdurre, e a scemare, che sa di carillon ma che nella mia ignoranza immagino di xilofono.
Ci sono buone parole a rimare delle idee e dei concetti che non possono non colpirti.
Poi comincia una batteria, determinata, che aumenta e ti prende sottobraccio, e a volte pure in braccio.
E le parole tornano e continuano il loro lavoro di convincimento o di spiegazione.
E dopo si avvia una sorta di fischio a svegliare, allora tutto si dirada e si fa chiaro, ti strappa il sorriso in un parco al sole di primavera.
Poi si chiude similarmente all’inizio, a ricordarti di non abbassare la guardia, che ogni giorno va vissuto per bene.

Io la sento così:

Sta cambiando ancora il tempo, il tempo cambia sempre ma cambia poco chi c'è dentro
Questa volta fa bufera e ha fatto il cielo nero e sembra fare a chi è più duro
C’è sempre una canzone per caso o per fortuna
C’è ancora una canzone bagnata un po’ nel vino
Mentre infuria la bufera e il sangue fa il suo giro qualcuno urla che era ora
Le poltrone sono calde stan lì seduti saldi finché lì dentro è solo calma
E sei un particolare dentro il quadro generale che vorrebbero ma non possono ignorare
C’è sempre una canzone per caso o per fortuna
C’è ancora una canzone caduta dalla luna
C’è sempre una canzone che non fa dormire
C’è ancora una canzone ancora da sentire
Mentre la bilancia piega e non c’è via di fuga e la giustizia non si spiega
Mentre è solo mare aperto e non si vede il porto ed il futuro è un po’ più corto
E sei un particolare che vorrebbero ignorare e ci riescono se tu li lasci fare
C’è sempre una canzone per caso o per fortuna
C’è ancora una canzone caduta dalla luna
C’è sempre una canzone che non fa dormire
C’è ancora una canzone ancora da sentire


Ora serve solo chiudere gli occhi pigiare play e lasciarsi guidare.
Ora serve tenere sempre gli occhi aperti.

Belle cose. Molto!

C'è sempre una canzone (Ligabue), Luca Carboni, Fisico & Politico