mercoledì 29 maggio 2013

Terra! Cara Terra…

A Bologna, in quel Concerto per l’Emilia, dove ripeto c'erano sinapsi positive tra le persone presenti, Alessandro Bergonzoni ci raccontò una sua lettera, a modo suo, e io a modo mio la rileggo così, con questi a capo, per prendere fiato, e mandare giù qualche emozione in più.

Cara Terra, sembri all’ultimo stadio ma non è l’ultimo stadio, ne avremo altri pieni così.
Terra ti abbiamo fatto paura. Per questo tremi. Ma cambieremo.
Stasera cambiamo, ti facciamo ballare, Terra.
Questo facciamo stasera, questo facciamo stasera, Terra.
Ballaci sotto. Cambiamo, dobbiamo cambiare.
Non facciamo più il possibile, dobbiamo fare l’impossibile, te lo promettiamo.
Cambieremo anche lavoro, faremo nuovi lavori. Fonderemo la “Banca dei Peli”.
Si dice sempre: per un pelo non mi hanno dato il mutuo, per un pelo non ho avuto la pensione, per un pelo non ho vinto un concorso. Beh, la banca dei peli cosa fa? Ti darà quel pelo per andare avanti.
È l’incredibile stasera.
Cara Terra, con i soldi raccolti stasera costruiremo ospedali dove ci andrà chi non si è mai fatto niente.
Li chiameremo Ospedali Grandi Illesi.
Ma soprattutto ne costruiremo altri dove ci andrà chi crede che trivellare la terra non abbia conseguenze.
Non è vero.
Chi costruisce ovunque, chi risparmia sul lavoro.
E li chiameremo Ospedali Grandi illusi!
Capiranno questa volta? Sì, capiranno!
Osserveremo le regole, Terra, osserveremo le norme come fossero comandamenti ma ci metteremo un punto interrogativo e diventeranno i “Domandamenti”.
Cioè “non rubare?” È confermato? Siamo sicuri? Sì.
“Non desiderare la donna d’altri” c’è ancora o è stato sostituito da “vietato sparecchiare?”
Dicci Terra!
Terra ti prometto che sapremo distinguere i diritti dai doveri, ma soprattutto capiremo i “dov’eri”.
Dov’eri quando la devastavano, dov’eri quando ti chiedeva aiuto. Dov’eri?
Questi volontari che sono là che soffrono, ma offrono.
È una loro forza. Soffrono, offrono.
Terra, estirperemo quelle piante di uomini piccoli, in miniatura, invasati, che non crescono mai. I “non-sai”.
Non li vogliamo più i non-sai.
Sono gli unici che sanno che l’indifferenza è biadesiva, cioè si attacca da tutte le parti.
Noi non siamo indifferenti, non possiamo.
Ti prometto che diventeremo intelligenti. Se perderemo le chiavi di casa ce ne fregheremo perché avremo il duplicato della porta. Te lo prometto.
Guarderemo la televisione ma non l’accenderemo. Questo faremo.
E rispetteremo il prossimo, ma anche quello che c’è già qui ora, perché il prossimo è già troppo tardi.
Il prossimo viene dopo, meglio quello di adesso. Adesso, ora!
E cambieremo, Terra. Cambieremo unità di misura. Non più in chilometri misureremo, ma in abbracci.
Misureremo lo spazio in abbracci, non più in chilometri.
Questo vogliamo fare, Terra, sappilo!
E siccome il terremoto è una devastazione non ci metteremo sotto la pensilina di questa de-va-sta-zio-ne e penseremo, si chiama pensilina perché dobbiamo pensare.
Non ci piove.
E impareremo dalla chirurgia etica. Ci rifaremo il senno.
Rifacciamoci il senno di 30-40 misure! Terra, te lo promettiamo.
I nostri Re saranno Re-Agire e Re-Sponsabile.
Saranno loro i nostri Re.
Impareremo dai Maya, dagli Ittiti, dai Babilonesi, non saremo un popolo di zittiti. Te lo promettiamo.
Non saremo più un popolo sotto dettatura, non lo siamo più un popolo sotto dettatura.
Decidiamo il da farsi, ma stasera anche il da darsi. Stasera è il da darsi.
Voi state dando, la parola danno dentro la parola dare. Voi state dando, grazie!
La Terra questo lo sente.
Terra, ci monteremo la testa. Te lo prometto, ci monteremo la testa!
Troppa persone escono alla mattina e la lasciano sul cuscino. Montiamocela la testa! Svegli!
La parola purtroppo non esisterà più.
La parola “aimè” diventerà un monumento artistico all’altruismo disinteressato.
La tua casa è crollata? Soffri? Sei solo? Tranquillo: “hai me”!
Noi saremo la risposta a loro.
Avete noi. Hai me!
Non piangeremo più sul latte versato, cambieremo mucche.
E come diceva un mio amico muratore: “Il buongiorno si vede dal mattone”.
Costruiamoci!
Grazie Terra, tutta la Terra, non solo l’Emilia.


Grazie Alessandro, sono certo che la Terra ci sta ascoltando, ancora.
Sta a noi continuare a farci sentire nel modo giusto.

martedì 28 maggio 2013

Urgenza

Sto leggendo un libro. E credo di non smettere per un po’, almeno finchè gli occhi lo permetteranno.
Parla di ragazzi, parla coi ragazzi. Italiani. Sono appena all’inizio.
Ma ora, che ho letto questa pagina, che ho il pc acceso davanti al grugno, sento l’urgenza di diffondere, per quel po’ che posso, alcune righe.
Ultimo capoverso di pagina 41, Beppe scrive così:
In Italia, in questi anni, si è parlato di bamboccioni, e qualcuno li difende, sostenendo che sono un simbolo del realismo nazionale (vivere vezzeggiati fino a quarant’anni, senza pagare l’affitto). Io dico a mamme e papà: cacciateli di casa. Non tra un mese: domani. Altrimenti li derubate, prima dei sogni; e poi di ricordi come i mei.
Beppe ha ragione a scrivere così.
Spero di riuscirci, quando toccherà a me.

Ciao Beppe, ora torno a leggere. Ci si aggiorna tra qualche giorno.


Amministriamo?

Ma chi?
Ma dove?
Ma come?
Ma perché?
Ma quando?
E’ così che si prova ad amministrare?
E’ così che si tenta di cambiare?
E’ così che si va al proprio diritto dovere?
Mi vergogno, anche per quelli che non lo fanno.
C’è da temere molto che due persone su cinque, almeno, non siano andate.
Ho schifo di queste robe, e non capisco proprio come si possa amministrare in questo modo, con questi risultati.

Ma la fiducia non può consumarsi per colpa di pochi, anche se sono tanti.

domenica 26 maggio 2013

L’amore da vivere di Barbara


Oggi è domenica ed è festa.
Mica perché è domenica, è che stamattina le campane erano impazzite e non la smettevano di suonare. Nella mia ignoranza penso che sicuramente ci saranno parenti impazziti da alta moda e apparizioni colorate e fin troppo profumate, mamme che spingono e che tirano figli che non ne vogliono più nemmeno mezza, bimbi che si sentono al centro di qualcosa che forse non capiscono ancora e che chissà mai quando capiranno.
Il sole oggi li aiuterà perché fuori c’è una luce che attraversa prepotente perfino le imposte.
E’ una finestra aperta sul mondo che illumina l’interno, sempre.
Ascolto robe alla radio, ed alcuni cd. Sento emozioni salire, come sempre con certe canzoni che poi mi piace gridare davanti alle casse che stremate ne hanno comunque più di me.
Le notizie sono varie, riconosco un padre in periferia che è sempre più vicino a certe robe che al di là delle mie perplessità rimangono lì imperterrite vicine ai miei interrogativi, e riconosco le violenze sempre più violenze e ne rimango sbigottito e incredulo e perplesso e non ci vorrei credere, le donne anche sempre più giovani fatte oggetto di brutalità date da una crescita sbagliata delle persone, o forse dal bombardamento di immagini, parole, avvenimenti, teorie, filmati, conclusioni, giudizi, dichiarazioni, foto, verità, appartenenze, esempi da seguire, buoni propositi da evitare, mancanze di rispetto del tutto gratuite, fatti quotidiani, guerre, malavicende, egoismi, arroganze e prepotenze.
La rete, per fortuna, ogni tanto non mi distrae e basta ma mi inietta dosi massicce di fiducia, e di sorrisi e sguardi oltre verso non so dove e ma non statico e immobile in prese di posizioni.
Infatti, incrocio Barbara che mi schiaffeggia definitivamente svegliandomi alla domenica di festa che è ancora a metà, e mi dice che “L'Amore ha mille modi di manifestarsi e non perde mai occasione di ricordarti di essere grato per vivere la vita”.

E c’ha ragione, eccome se ha ragione. E poi leggo che, a leggere bene quelle parole, bisogna saperlo riconoscere, bisogna saperlo afferrare, bisogna saperlo tenere stretto, bisogna saperlo lasciare andare, bisogna saperlo amare, bisogna saperlo vivere tutto fino in fondo tutte le volte che si può, bisogna saperlo affrontare. E sì, bisogna saper vivere la vita per quello che è, quello che da, quello che prende, quello che offre, quello che toglie per sempre, e ancora sì, non è facile, semplice, vivere la vita, vivere ogni giorno per quello che ci dà, ma si deve farlo, si deve essere contenti ogni giorno.
Bisogna aver rispetto per l’amore e la vita, qualunque sia la strada che ci costringono o ci vogliono far percorrere.

Ogni volta che gli occhi si aprono sulla finestra sul mondo.

giovedì 23 maggio 2013

Batuffoli in cielo


La primavera sta stentando sferzata da arie fredde che non sono di queste parti.
E chissenefrega, tanto il cielo ci regala anche robe mozzafiato.
Oggi ho visto il cotone nell’azzurro del pomeriggio, e ho pensato a mia nonna che mi curava le ferite sulle ginocchia causate dalle cadute sulla ghiaia.
Bei pensieri.
Ma te, hai mai visto i batuffoli di ovatta in cielo?